All'inizio del 1970 andai a vivere nei pressi di Piazza Navona, Pantheon, Campo de Fiori e Trastevere. Luoghi incantevoli che hanno regalato alla città di Roma la loro controcultura. Via del Governo Vecchio con “la Casa della Donna” e gli accesi dibattiti giù a basso nell'ampio cortile. Largo Argentina e i radicali che dalla loro radio argomentavano “la legge sul divorzio”. Via dei Giubbonari con la mitica sezione del Pci, Enrico Berlinguer e Botteghe Oscure. Le librerie alternative che sbocciavano. La gente che scendeva nelle piazze. L'appuntamento della domenica a Porta Portese. Le conferenze all'Accademia dei Lincei. Moravia, Pasolini, Dario Bellezza. I cineclub alla Pudovkin. Il Teatro sperimentale nelle umide cantine, Ionesco, Beckett, Grotowski. “Paese Sera” che usciva due volte al giorno. L'Espresso con le critiche di Ripellino. Suoni dal vivo al Folkstudio, Stefano Rosso, Venditti, De Gregori. Poi tantissime “Osterie” come caffè letterari. Un momento così magico che è scivolato nella mia pelle, nelle mie vene. Un giorno presi il 26, quando l'autobus girò per la Salita de' Crescenzi, la vidi. Per me, pettirosso inconsapevole, l'osteria "Armando al Pantheon" diventò un'icona, fu il mio porticciolo. L'osteria era a conduzione famigliare, così è rimasta con Claudio, Fabrizio, Fabiana... i miei cari amici. Che momenti belli da Armando: "Mimma ce sta tu sorella ar telefono", penso a Laura la spilungona, Franco lo stagnaro, Annina cor fijo in Olanda, Menicuccio... L'osteria è un'emozione intellettuale, una idea simbolica, un concetto di gruppo, una parola che scivola in noi come oro liquido e si materializza al contatto dell'anima.


1970
"AL CAFFE' GRECO"
Riproduzione d'Arte
cm. 32x48


Gli artisti di Piazza Navona